|
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
..
.

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
|
|
AVVICINAMENTO:
l’avvicinamento è sicuramente lungo (sempre che non si decida
di dormire al rif. Vittorio
Emanuele) e la morena finale si fa
sentire. Conviene rimanere nel fondovalle il più possibile e
solo all’ultimo risalire la faticosa morena; nel dubbio tenere
sempre la destra. Probabilmente nelle annate meno secche alcuni
nevai agevolano la salita; in quel caso sono però necessari i
ramponi.
NOTE
GENERALI: la
via ha le soste spittate ed attrezzate con cordone e maillon
rapide per le doppie; inoltre i passaggi chiave lungo i tiri
sono sempre ben protetti a spit-fix. E’ conveniente – ma non
indispensabile -, almeno per le calate, avere delle corde da 60
m.
Materiale consigliato:
qualche fettuccia cucita, 1 set di nut ed
1 set di friend medio-piccoli; non è necessario raddoppiare le
misure dei friend in quanto le fessure non sono regolari. E’
consigliabile sfalsare le mezze corde ed allungare i rinvii per
evitare possibili attriti. Qualora siano presenti altre cordate
e durante le doppie, fate attenzione alle numerose cenge
“dolomitiche” con pietrame in quantità pronto a cadere.
DESCRIZIONE
L1:
6a; bel tiro di placca, quasi interamente protetto a spit.
L2:
si attraversa quasi in piano a dx per 15 metri su terreno
facile, arrivando ad uno spit con cordone.
L3:
5a, tiro lineare, con sosta su uno spit verso dx.
L4:
5c, bel tiro con varie fessure interessanti e sosta su
terrazzino a sx. Con le corde da 60 m (allungando opportunamente
i punti di protezione), abbiamo unito in un tiro unico L3 e L4.
L5:
si cammina verso dx lungo la cengia detritica per 20/30 m circa.
L6:
6b; stupendo tiro in fessura, ben proteggibile, con impegnativo
passaggio finale in traverso.
L7:
6a+; altro stupendo tiro con varie fessure (lungo; sfalsare le
corde).
L8:
si sale facilmente per un paio di metri e si attraversa,
camminando verso dx, per 20/30 m l’ennesima facile cengia, per
portarsi sotto un’evidente e verticale parete compatta.
L9:
7b+; è un tiro nettamente più duro rispetto al resto della
via. Si sale la prima parte su roccia rotta (ma stabile, visto
che non si è staccato nulla), per poi arrivare ad un traverso
verso destra di placca, spittato. Si riesce ad arrivare da uno
spit all’altro (utile una staffa; anche improvvisata con una
fettuccia), tranne l’ultimo spit del traverso che costringe a
fare il “passo più lungo della gamba”. Per evitare
spiacevoli e comiche (per il secondo che comodamente osserva)
acrobazie, due tecniche: 1° mi porto un bel rinvio lungo e
rigido; 2° mi faccio calare per 1,5 m e vado in traverso
(sempre a dx), fino ad arrivare in un diedrino che risalgo (se
in artificiale, ci va roba piccola). Dopo l’agognato spit,
bisogna conquistarne un altro, per poi attraversare a dx,
entrando in un diedro (fessura ad incastro a dx) che si sale
faticosamente, arrivando ad una sosta scomoda.
L10:
6b; Si sale lungo un diedro faticoso, per poi spostarsi ed
attraversare verso dx, con passaggi obbligati, una placca (spit
all’inizio ed alla fine, non si può integrare) e salire un
facile tetto, spostandosi poi verso sx. E’ conveniente
fermarsi a questa sosta intermedia (1 spit, 3 chiodi e cordoni,
terrazzino), altrimenti le corde fanno troppo attrito.
L11:
6a/6a+; si ritorna 1m a dx e si sale verticalmente per poi
sostare a sx.
L12:
5a; si sale facilmente verso dx, per poi tornare, all’altezza
della cengia, decisamente a sx (camminando), cercando una sosta
(2 spit, cordino e moschettone) nella roccia rossastra e
soleggiata (non farsi fuorviare dal versante in ombra; il chiodo
che si vede in alto è della via Billy).
L13:
6a/6a+; stupendo tiro in fessura (probabilmente il più bello,
sicuramente estetico e fotogenico), con roccia rossastra
fessurata ed uscita finale impegnativa, verso dx. Questo e
l’ultimo tiro sono gli unici che richiedono una posa maggiore
delle protezioni veloci (per altro agevolata dalle ottime
fessure).
L14:
6b/6b+; ultimo tiro, ma per niente banale; anzi sicuramente
continuo (complice anche la stanchezza), con tre singoli
passaggi faticosi e tecnici (memorabile l’ultimo, per salire
una larga fessura con un masso incastrato), ma sempre ben
protetti. Si arriva così a pochi metri dalla cima, costituita
da un blocco incastrato.
DISCESA: doppie
sulla via, scegliendo con cura la linea di discesa, per evitare
i numerosi spuntoni pronti a bloccare le corde…Portare eventualmente qualche cordino da abbandono per
rimpiazzare quelli più usurati.
Note:
Gran bella via con ottima roccia, ben fessurata. Eccezionali le ultime due lunghezze sull’obelisco terminale
(non per niente la foto della penultima lunghezza è la
copertina dell’ottima guida Rock Paradise di Oviglia)
Relazione di
Stefano Pivot
|
|
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
|