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Si parte da La Visaille
(Val Veny) e si percorre la strada asfaltata che porta al lago di
Combal. Prima del ponte si prende a destra, si passa accanto al bar
e si segue il sentiero che percorre la morena alla destra orografica
del ghiacciaio del Miage. Al termine della morena ci si porta al
centro del ghiacciaio e lo si percorre seguendo ometti e bollini non
sempre facili da individuare ma che conviene seguire perché
costituiscono il percorso meno faticoso per risalire il ghiacciaio
coperto da detriti.
Dopo più di 5 km di
pietre sconnesse, oltrepassato il ghiacciaio del Dôme, la traccia
gira a destra abbandonando il ghiacciaio del Miage per risalire il
pendio roccioso che porta al rifugio (qualche catena e qualche
scaletta). Si raggiunge così il confortevole rifugio Gonella,
situato a 3.071m.
Il secondo giorno la
sveglia è a mezzanotte, è preferibile quindi raggiungere il
rifugio abbastanza presto per avere il tempo di acclimatarsi e
riposarsi. Dal rifugio si segue la traccia che in breve porta sul
ghiacciaio del Dôme. Da questo punto in poi il percorso varia
parecchio a seconda delle condizioni, non basatevi su relazioni che
parlano di scalette sui crepacci o paletti catarifrangenti. In
generale si può dire che a inizio stagione si risale il ghiacciaio
con poche svolte, passando direttamente i crepacci sui ponti di
neve, mentre a fine stagione o in anni di scarso innevamento, il
percorso si fa tortuoso e impegnativo. In ogni caso si risale il
ghiacciaio nel ramo occidentale, compreso tra le creste delle
Aiguilles Grises e il contrafforte meridionale del Dôme du Gouter,
e oltrepassando la terminale, in genere chiusa, si sale il pendio
che porta poco sopra al colle delle Aiguilles Grises.
Da qui si segue la
cresta che, con tratti di facile misto, porta al Piton des Italiens,
4.002 m., sullo spartiacque tra Italia e Francia. Si percorre la
cresta, inizialmente piuttosto affilata, fino a raggiungere il
panettone del Dôme du Gouter, 4.306m. Poco oltre si incontra la
traccia, generalmente molto marcata, che sale dal rifugio Gouter.
Con percorso a svolte si risale il pendio che porta al
rifugio-osservatorio Vallot, poi si segue interamente la cresta
delle Bosses, a tratti affilata, si costeggiano le roccie della
Tournette, 4.677 m, e si giunge finalmente in vetta al Monte Bianco,
4.807 m, (6 - 8 ore).
Discesa:
si può scegliere tra varie possibilità: tornare per la via di
salita, tenendo presente che bisogna riattraversare i crepacci del
ghiacciaio del Dôme e che la discesa dal rifugio Gonella è
interminabile; scendere al rifugio Gouter; proseguire la traversata
fino all’Aiguille du Midi, percorrendo la via normale francese; in
questo caso si scende al col della Brenva, 4.303m, per poi risalire
leggermente tagliando il pendio sotto il Mont Maudit fino a una
sella dalla quale si scende, in doppia o in conserva, un ripido
pendio di circa 50 metri. Da qui si scende ancora e si risale fino
alla spalla del Mont Blanc du Tacul, e si scende ancora per 500
metri fra seracchi e crepacci, fino al largo pianoro del col du Midi,
3.532m. Da qui si può nuovamente scegliere il percorso. Si può
pernottare al refuge des Cosmiques per concludere il giorno seguente
la traversata fino al rifugio Torino, oppure si può risalire ancora
di 250 metri all’Aiguille du Midi, da dove partono le funivie per
Chamonix o per il rifugio Torino e La Palud (Courmayeur). In questo
caso occhio all’orario (ultima corsa verso le 16/16:30).
NOTE: l’itinerario
è maestoso e di grande soddisfazione, non presenta vere difficoltà
alpinistiche ma non va assolutamente sottovalutato, sia per le quote
alle quali si svolge, sia per la sua lunghezza, e richiede una buona
conoscenza delle tecniche di progressione su ghiacciaio e su cresta.
Relazione
di Paolo Bois
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