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Partenza, dalla Val Veny (svoltando a sinistra dopo Courmayeur), da
La Visaille; si prosegue lungo la noiosa strada asfaltata, prendendo
la deviazione a dx, appena prima del ponte che attraversa la dora,
passando a fianco del bar sottostante il lago del Miage.
Si prosegue lungo il sentiero segnalato, percorrendo la stretta
morena terrosa sul lato destro orografico del ghiacciaio del Miage.
Al termine della morena si attraversa in diagonale a destra su
terreno instabile, raggiungendo la grossa morena al centro del
ghiacciaio del Miage (qualche bollino ed ometto).
Si percorre il luuungo ghiacciaio, dapprima su pietrame ed in
seguito su neve/ghiaccio; ad un certo punto si vedrà la traccia di
salita al rifugio
Gonella che devia a destra, ma la s’ignora, continuando a
risalire il ghiacciaio.
Fin qua il percorso è relativamente tranquillo, mentre negli ultimi
5-600 m i pericoli oggettivi aumentano notevolmente: pericolo di
caduta sassi e, in caso di placche di neve instabile, di valanghe;
pertanto è consigliabile partire con l’isoterma bassa e, in ogni
caso, molto presto dal fondovalle, in modo da percorrere i pendii
pericolosi ed esposti a sud-est quando le temperature sono ancora
“accettabili”.
Al termine del ghiacciaio, bisogna superare un breve risalto
roccioso di una trentina di metri nel punto più basso, con facile
arrampicata, resa molto delicata dalla roccia friabile e dal
costante pericolo di caduta sassi.
Raggiunto il ghiacciaio soprastante, si risale con percorso non
obbligato, zigzagando i numerosi crepacci, ancora ben “chiusi”,
arrivando al Col de Miage e, subito dopo, al rifugio Durier m 3.367
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Il rifugio è uno scatolone di latta che dovrebbe ospitare circa 12
persone, ma arriva anche alla ventina nei momenti d’affollamento,
gestito con grandi capacità, abilità e spirito d’adattamento da
Olivier (mezza pensione soci CAI 30 euro).
A detta del gestore, il 95% dei clienti arriva dalla Francia (molti
alpinisti hanno traversato la cresta dei Domes de Miage) e solo un
5% arriva dalla Val veny; ovviamente tutti gli alpinisti proseguono
con la traversata dell’Aiguille de Bionassay, con salita della
cresta sud e discesa per la cresta est.
Pomeriggio passato a “pisolare” tutti stretti nella nostra
scatoletta, a causa del deteriorasi delle condizioni meteo, con
l’arrivo di un temporale che ha imperversato fin verso le due del
mattino, provocando la caduta di una decina di cm di neve fresca e,
cosa peggiore, una costante copertura nuvolosa che ha impedito un
corretto rigelo.
Partenza scaglionata in due turni, con colazione alle 2.30 e 3.00, a
causa del ristretto spazio.
Noi decidiamo di partire col primo turno (reso disponibile dagli
altri alpinisti che, visto il meteo, non hanno nessuna fretta… e
di seguire una guida francese che ha già percorso la traversata due
volte. La neve fresca ed il mancato rigelo rendono faticosa la
progressione della prima cordata, ma noi ci teniamo astutamente “a
distanza di sicurezza” dalla guida che traccia; purtroppo dopo
circa 100 metri di dislivello, la guida tira fuori “il mestiere”
fermandosi ad allacciare gli scarponi e quant’altro ci permetta di
passare a tracciare…così continuiamo lungo il pendio dapprima
nevoso e poi misto a rocce, arrivando ad una cresta nevosa proprio
sotto lo sperone roccioso, tratto chiave della via.
Purtroppo la relazione presente sulla guida Buscaini è abbastanza
laconica, liquidando lo sperone come un tratto roccioso senza
problemi particolari; diversamente le relazioni francesi – lette
soltanto in rifugio – avvisano che non sarebbe male avere dietro
qualche friend… oltretutto la nevicata notturna ha decisamente
peggiorato le condizioni dello sperone roccioso, rendendolo infido.
Se la roccia è asciutta, si può salire questi circa cento metri
rocciosi direttamente sul filo, altrimenti è meglio attraversare i
ripidi pendii nevosi a destra per circa 30 metri e risalire, per un
sistema di cenge, il grande diedro; in seguito è conveniente
tornare a destra per salire i pendii finali su neve.
La cima 4.052 m è nevosa ed affilata; per scendere si prosegue –
in equilibrio – in discesa lungo la cresta est, sempre nevosa ed
affilata, fino al Col de Bionassay 3.892 m, per poi risalire al
Piton des italiens 4.002 m, raggiungendo la traccia che sale dal
Rifugio Gonella.
Qui, si puo' decidere di scendere in direzione del sopra citato
rifugio, rientrando alla macchina in Val Veny; altrimenti si puo'
proseguire l'attraversata verso la vetta più alta.
Seguendo la bella traccia lungo la cresta essenzialmente nevosa, con
qualche breve tratto con ghiaccio tenero misto a neve, si arriva nei
pressi del Dome du Gouter e, in leggera discesa, al Col du Dome 4.240
m. Purtroppo la nuvolosità costante non ci ha permesso di ammirare
il panorama nel suo completo splendore; ci siamo accontentati di
fugaci occhiate rese possibili dai costanti venti tesi da sud.
Abbiamo proseguito in salita, raggiungendo la capanna Vallot 4.362 m
e continuando lungo la Cresta delle Bosses arrivando, dopo circa
otto ore, in vetta ai 4.808 metri (o 4807 o 4810 a seconda delle
carte).
Per continuare la cavalcata in cresta, decidiamo di scendere lungo
la via dei Cosmiques, scendendo velocemente al Mur de la Cote e al
Col della Brenva 4.309, riprendendo poi – molto meno velocemente -
la doppia salita, in parte ghiacciata, fino al Col du Mont Maudit 4.345
m. Qui c’è il tratto chiave della discesa che provoca notevoli
ingorghi: un muro ripido di circa 50 m. L’ultima volta che sono
passato di qua il pendio era in ghiaccio vivo, ma più corto; oggi
molte cordate decidono di attrezzare una o due doppie (sfruttando
anche gli spuntoni rocciosi nella metà del pendio). Il pendio si
presenta ben scalinato ed essenzialmente nevoso, pertanto lo
scendiamo agevolmente in conserva, continuando con una diagonale
verso destra che percorriamo velocemente per sottrarci al più
presto dai soprastanti minacciosi seracchi.
Arrivati alla sella del Maudit, risaliamo, con un largo giro verso
sinistra, alla spalla del Mont Blanc du Tacul e scendiamo l’ultimo
pendio della giornata.
Il tracciato zigzaga cercando la via migliore attraverso i seracchi,
presentandosi quasi completamente nevoso e con i ponti di neve in
ottimo stato, pertanto permette un’agevole e relativamente veloce
discesa; per contro la recente neve fresca ci causa alcune
preoccupazioni lungo questo valangoso pendio.
Arrivati al Col du Midi 3.532 m, seguiamo la traccia passando sotto
il Rifugio des Cosmiques e, con un lungo traverso in falsopiano,
sotto la parete sud dell’Aiguille du Midi, fino a raggiungere la
nevosa cresta est e, con un ultimo sforzo, la partenza della funivia
(biglietto “rapina” per la sola discesa 29 euro; andata e
ritorno 34 euro), raggiungendo Chamonix dove bisogna poi farsi
venire a prendere o trovare il bus di ritorno a Courmayeur.
Note:
magnifica salita in ambiente spettacolare, 1.600 m di sviluppo per
la cresta Sud resa infida e impegnativa dalla nevicata e poi discesa
sull'affilatissima cresta Est, la salita al M. Bianco corona una
splendida attraversata.
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Relazione
di Stefano Pivot
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