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Dall'autostrada
Torino-Aosta uscire a S. Vincent e risalire tutta la Valtournenche sino
ad arrivare a Cervinia (m. 2.002).
Stare
sulla sinistra e raggiungere la fine del paese (lasciare l'auto nel
parcheggio) dove parte una strada sterrata che con lunghi tornanti porta
al rifugio Duca degli Abruzzi
(m 2.802) 2 h.
Si
puo' raggiungere il rifugio anche prendendo la funivia da Cervinia a
Plan Maison e attraversando praticamente in piano sino al Duca degli
Abruzzi (1 h). Dal
rifugio si prende il sentiero che sale per detriti e rocce e dopo
aver superato un gradino roccioso porta alla Croce Carrel (2.920 m).
Si
continua su tracce detritiche fino ad un nevaio, lo si risale fino a
raggiungere l'imbocco di un canalino roccioso che per facili roccette
porta ad un pianoro detritico.
Si
sale un dosso di pietre e rocce fino al nevaio successivo che porta
sotto alla Testa del Leone, deviare a destra e compiere un insidioso
traverso su terreno infido e ripido, spesso ancora innevato e soggetto a
caduta sassi.
Per
cenge e saltini rocciosi si raggiunge il Colle del Leone (3.851m) dove
inizia l'omonima cresta Sud Ovest del Cervino e dopo essere risaliti per
neve e detriti si incontrano le prime corde su lastroni inclinati.
Si
sale per fessure un po' sulla destra e un po' sul filo della cresta fino
a giungere alla placca Seiler, la si supera senza particolari
difficolta' e si giunge alla base della Cheminée, diedro verticale di
12 m, che si vince con una corda fissa (crollato nel 2003 e sostituito
con percorso alternativo).
Superare
le ultime roccette e placche e arrivare alla base della Grande Tour dove
sorge il rifugio J. A. Carrel
(3.835 m) e subito dopo l'antico rifugio
Amedeo Savoia (4 h dal Duca degli Abruzzi). Nel
rifugio, incustodito, sono presenti le pentole e il gas per sciogliere
la neve, reperibile nel pendio attrezzato dietro la capanna. Il camerone
per dormire, diviso in 2 piani, e' pulito e confortevole e le coperte
non mancano.
Sveglia
alle 4.00, dopo una veloce colazione ci si prepara velocemente e si
abborda il primo muro posto dietro il rifugio Amedeo, utilizzando la
catena "della sveglia". Si
contorna il versante sud della Grande Tour e obliquando verso destra
si passa fra due rocce per poi superare il Vallon des Glacons tramite
una corda fissa, passaggio talvolta vetrato.
Traversare
a destra per una trentina di metri, superare un diedro di 25 m. e
continuare sempre a destra per placche (passaggi di II+) per poi
risalire un canalino che conduce in cresta, formata da diversi
gendarmi rocciosi (Cresta du Coq), al di sopra della Grande Tour.
Si
aggira il primo tratto sulla destra per cenge e attraverso un piccolo
intaglio si risalgono le placche successive (placche Cretier) sino ad
un risalto piu' ripido; si continua scendendo sul versante sud lungo
una cengia spiovente ed esposta (Mauvais Pas III) sino nei pressi del
Rocher des Ecritures.
Si
attraversa ancora a destra per giungere al caratteristico pendio di
ghiaccio e neve denominato "Linceul", lo si costeggia
risalendo sul margine sinistro con l'ausilio di alcuni cavi metallici,
delicato; poi per roccette si arriva ai piedi della Grande Corde, che
permette di salire una parete verticale di 30 m. (faticosa) e
ritornare in cresta a m. 4080.
A
questo punto si risalgono una serie di placche inclinate, spesso
vetrate e innevate, stando leggermente sul versante nord (tratto
delicato, non difficile ma infido ed esposto) , si giunge cosi' alla
Cravate, una cengia innevata che taglia il versante sud-ovest del Pic
Tyndall e che per cresta porta alla sua sommità (m 4.211).
Dal
Pic si prosegue sul filo di cresta in orrizontale per 200 m. circa,
tratto esposto su entambi i lati, per scendere leggermente a due
torrioni dove si trova l'intaglio dell' "Enjambée" oltre il
quale si trova la testa del Cervino. Si
prosegue per detriti e roccette fino al ripiano del Col Felicite dove
bisogna aggirare sul versante svizzero un salto roccioso per poi
riportarsi dopo alcuni metri sul versante italiano e risalire un muro
di 12 m. con l'ausilio di una corda fissa.
Obliquare
verso destra e vincere le placche successive (altra corda fissa di 15
m.) che portano alla "Scala Jordan", scala di corda e pioli
in legno che permette di superare un tratto strapiombante in grande
esposizione (traballante); subito dopo vi e' un'altra corda che aiuta
a superare una placca liscia e porta ad una cengia (Gite Wentworth)
per poi ritornare in cresta.
Da
qui si superano ancora due tratti attrezzati e per una stretta cengia
e facili roccette si guadagna la vetta italiana (m 4.476) 4 h dalla
cap. Carrel. Scendere
sull'aerea e innevata cresta sommitale e raggiungere la croce e per
chi vuole proseguire a pochi metri ,sempre sul filo, di cresta si
trova la vetta svizzera, 2 metri piu' alta di quella italiana.
Il
panorama e' mozzafiato, fanno impressione la ripida parete nord e il
fatto di avere il vuoto totale attorno a se, ma e' ancor piu' grande
la soddisfazione di aver conquistato la vetta del Cervino.
Discesa
(piu' delicata della salita) ripercorre l'itinerario di
salita; oppure si puo' scendere dal versante svizzero e ritornare poi
in Italia con gli impianti o a piedi.
NOTE:
Ascensione abbastanza difficile soprattutto per il percorso sempre aereo ed
esposto anche se reso piu' agevole da tratti attrezzati. Molto puo'
variare dalle condizioni, fare molta attenzione ai tratti vetrati e
soprattutto non perdere la concentrazione durante la discesa, piu'
delicata della salita, non ammette errori.
La
conquista della Gran Becca e' comunque una classica che rimane il
sogno di ogni alpinista e le soddisfazioni che da' sono immense.
Relazione
di Erik Rosazza
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