CERVINO MATTERHORN mt. 4.478

Località di partenza: Cervinia mt. 2.002
Dislivello : mt. 2.476
Difficoltà: D corda, picozza e ramponi
Ore: 1° giorno 4h, 2° giorno r 4h 30 min. per la salita.
Periodo: luglio, agosto, settembre.

 
     

Dall'autostrada Torino-Aosta uscire a S. Vincent e risalire tutta la Valtournenche sino ad arrivare a Cervinia (m. 2.002).
Stare sulla sinistra e raggiungere la fine del paese (lasciare l'auto nel parcheggio) dove parte una strada sterrata che con lunghi tornanti porta al rifugio Duca degli Abruzzi (m 2.802) 2 h.
Si puo' raggiungere il rifugio anche prendendo la funivia da Cervinia a Plan Maison e attraversando praticamente in piano sino al Duca degli Abruzzi (1 h). Dal rifugio si prende il sentiero che sale per detriti e rocce e dopo aver superato un gradino roccioso porta alla Croce Carrel (2.920 m).
Si continua su tracce detritiche fino ad un nevaio, lo si risale fino a raggiungere l'imbocco di un canalino roccioso che per facili roccette porta ad un pianoro detritico.
Si sale un dosso di pietre e rocce fino al nevaio successivo che porta sotto alla Testa del Leone, deviare a destra e compiere un insidioso traverso su terreno infido e ripido, spesso ancora innevato e soggetto a caduta sassi.
Per cenge e saltini rocciosi si raggiunge il Colle del Leone (3.851m) dove inizia l'omonima cresta Sud Ovest del Cervino e dopo essere risaliti per neve e detriti si incontrano le prime corde su lastroni inclinati. Si sale per fessure un po' sulla destra e un po' sul filo della cresta fino a giungere alla placca Seiler, la si supera senza particolari difficolta' e si giunge alla base della Cheminée, diedro verticale di 12 m, che si vince con una corda fissa (crollato nel 2003 e sostituito con percorso alternativo).
Superare le ultime roccette e placche e arrivare alla base della Grande Tour dove sorge il rifugio J. A. Carrel (3.835 m) e subito dopo l'antico rifugio Amedeo Savoia (4 h dal Duca degli Abruzzi). Nel rifugio, incustodito, sono presenti le pentole e il gas per sciogliere la neve, reperibile nel pendio attrezzato dietro la capanna. Il camerone per dormire, diviso in 2 piani, e' pulito e confortevole e le coperte non mancano.
Sveglia alle 4.00, dopo una veloce colazione ci si prepara velocemente e si abborda il primo muro posto dietro il rifugio Amedeo, utilizzando la catena "della sveglia". Si contorna il versante sud della Grande Tour e obliquando verso destra si passa fra due rocce per poi superare il Vallon des Glacons tramite una corda fissa, passaggio talvolta vetrato.
Traversare a destra per una trentina di metri, superare un diedro di 25 m. e continuare sempre a destra per placche (passaggi di II+) per poi risalire un canalino che conduce in cresta, formata da diversi gendarmi rocciosi (Cresta du Coq), al di sopra della Grande Tour.
Si aggira il primo tratto sulla destra per cenge e attraverso un piccolo intaglio si risalgono le placche successive (placche Cretier) sino ad un risalto piu' ripido; si continua scendendo sul versante sud lungo una cengia spiovente ed esposta (Mauvais Pas III) sino nei pressi del Rocher des Ecritures.
Si attraversa ancora a destra per giungere al caratteristico pendio di ghiaccio e neve denominato "Linceul", lo si costeggia risalendo sul margine sinistro con l'ausilio di alcuni cavi metallici, delicato; poi per roccette si arriva ai piedi della Grande Corde, che permette di salire una parete verticale di 30 m. (faticosa) e ritornare in cresta a m. 4080.
A questo punto si risalgono una serie di placche inclinate, spesso vetrate e innevate, stando leggermente sul versante nord (tratto delicato, non difficile ma infido ed esposto) , si giunge cosi' alla Cravate, una cengia innevata che taglia il versante sud-ovest del Pic Tyndall e che per cresta porta alla sua sommità (m 4.211).
Dal Pic si prosegue sul filo di cresta in orrizontale per 200 m. circa, tratto esposto su entambi i lati, per scendere leggermente a due torrioni dove si trova l'intaglio dell' "Enjambée" oltre il quale si trova la testa del Cervino. Si prosegue per detriti e roccette fino al ripiano del Col Felicite dove bisogna aggirare sul versante svizzero un salto roccioso per poi riportarsi dopo alcuni metri sul versante italiano e risalire un muro di 12 m. con l'ausilio di una corda fissa.
Obliquare verso destra e vincere le placche successive (altra corda fissa di 15 m.) che portano alla "Scala Jordan", scala di corda e pioli in legno che permette di superare un tratto strapiombante in grande esposizione (traballante); subito dopo vi e' un'altra corda che aiuta a superare una placca liscia e porta ad una cengia (Gite Wentworth) per poi ritornare in cresta.
Da qui si superano ancora due tratti attrezzati e per una stretta cengia e facili roccette si guadagna la vetta italiana (m 4.476) 4 h dalla cap. Carrel. Scendere sull'aerea e innevata cresta sommitale e raggiungere la croce e per chi vuole proseguire a pochi metri ,sempre sul filo, di cresta si trova la vetta svizzera, 2 metri piu' alta di quella italiana.
Il panorama e' mozzafiato, fanno impressione la ripida parete nord e il fatto di avere il vuoto totale attorno a se, ma e' ancor piu' grande la soddisfazione di aver conquistato la vetta del Cervino.
Discesa: (piu' delicata della salita) ripercorre l'itinerario di salita; oppure si puo' scendere dal versante svizzero e ritornare poi in Italia con gli impianti o a piedi.
NOTE: Ascensione abbastanza difficile soprattutto per il percorso sempre aereo ed esposto anche se reso piu' agevole da tratti attrezzati. Molto puo' variare dalle condizioni, fare molta attenzione ai tratti vetrati e soprattutto non perdere la concentrazione durante la discesa, piu' delicata della salita, non ammette errori.
La conquista della Gran Becca e' comunque una classica che rimane il sogno di ogni alpinista e le soddisfazioni che da' sono immense.

Relazione di Erik Rosazza